Cimitero Monumentale dei Cappuccini

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 Attraverso l’attuale via Pindemonte “aperta nel 1637 per volere del Vicerè Francesco Fernandez de la Cueva, duca di Albunquerque”, come testimoniano le due lapidi poste al termine della via”, si giunge nella Piazza Cappuccini.
Nel 1533 la chiesetta normanna sotto il titolo di “Nostra Signora della Pace” che si affacciava sulla suddetta piazza venne affidata ai Frati dell’Ordine Riformato di San Francesco o Cappuccini, i quali vi annessero un grande convento con una bellissima selva alla quale fanno ombra cipressi, pioppi ed altri fronzuti alberi”. La chiesa ed il convento vengono trasformati a partire dal 1565 per volere di don Ottavio D’Aragona nobile palermitano e Generale delle Galere di Sicilia, insigne benefattore dei Padri Cappuccini, che dona tra le tante, una pittura su tavola cinquecentesca raffigurante: ”Sant’Anna, la Madonna e il Bambino” che ancora oggi si conserva nella chiesa. La chiesa viene consacrata nel 1623 come si evince dalla lapide collocata al suo interno.
La nascita del Cimitero dei Cappuccini si può fare risalire al 1580, quando i frati concedono a Don Gaspare Orioles Barone di Fontanafredda, giunto in Sicilia al seguito di Don Ottavio D’Aragona, la costruzione nella “selva” di una cappelletta dedicata alla “Natività” con un altare che avrebbe dovuto accogliere le spoglie del Barone”. Tale sepoltura costituirà però per diversi anni un caso isolato.
Intorno al 1599, infatti, i cappuccini cominciano a scavare un primo ambiente riservato alla sepoltura dei soli frati secondo le prescrizioni francescane, fuori la chiesa, in un’area immediatamente prossima posta a sud, ed un secondo vano, scavato, però, all’interno della chiesa, dietro l’altare maggiore. Alla fine del ‘600 le catacombe vengono ingrandite ed il Mongitore nell’”Historia sacra di tutte le chiese, conventi, monasteri ed altri luoghi pii della Città ai Palermo” scrive:”in esso si scende da due parti, dalla sacristia e dal chiostro, gira per quanto si discosta la chiesa e più…si vede la testa di un morto con scritto a penna: D. Filippo d’Austria Re di Tunisi. Morì a dì 20 sett. 1622. Più distante è D. Elisabetta Napoli dei Principi di Raffadali, moglie di Pietro Napoli, principe di Monteleone”.
In questa data, dunque, le catacombe erano aperte anche agli estranei: i corpi erano divisi nei vani per sesso ed estrazione sociale: i più numerosi erano comunque quelli appartenenti ai ceti abbienti, essendo onerosi i processi di mummificazione dei corpi. Nel 1741 Olivio Sozzi realizza nella selva, “per caritatevole donazione” ai frati cappuccini, un affresco raffigurante “la Madonna e San Francesco di Assisi” visibile nella cappella gentilizia della famiglia Spata. Nel 1787 a seguito dell’Ordinanza del Vicerè Caracciolo che proibiva il seppellimento dei morti nelle chiese e nei terreni attigui, i cappuccini si vedono costretti a non utilizzare più le catacombe e a benedire il 24 ottobre dello stesso anno la parte della selva compresa tra le catacombe ed il lato orientale del convento, luogo che diventerà “ortosanto”. L’accesso al cimitero avveniva all’interno del convento, attraverso un varco già occultato da un muro.   L’utilizzazione di tale cimitero ebbe però vita breve. I frati ottenuta, infatti, la licenza a ricominciare a seppellire nella loro “Grande Sepoltura”, le catacombe, affidano nel 1820 al frate architetto Giovanni Battista La Licata, noto come “Fra Felice da Palermo” la direzione dei lavori per la sistemazione definitiva delle catacombe.