“La Famiglia Rondani”

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“In una splendida mattina di maggio, profumata di zagara e di fiori, nella lieta fragranza di mille giardini. Il Corso Vittorio Emanuele, popoloso, risuonante, aveva come un lungo fremito. Si vedeva un continuo andare e venire di carrozze, di carri e di gente affaccendata, di venditori ambulanti che gridavano la loro merce esposta qua e là in cassette a cristalli, o del tutto scoperte e piene di giocattoli per bambini, di piccoli specchi, di pupattoli; il sole, rischiarando l’alte mura degli edifici, riverberanti corruschi riflessi sulle vetrine delle botteghe, dilagava e si effondeva mollemente in un vivo e placido bagliore. In fondo, nella gran luce della calda e radiosa carezza del giorno, in una pace dolce, infinita, posava il mare azzurro e sereno, mentre dall’opposta estremità del Corso, Porta Nuova allungava la sua cima in punta, come una lontana piramide, e dietro, quasi fosse vicina, la schiena grigia del monte, luminosa ed elevata, si disegnava nettamente nel cielo”.
“Nella via Maqueda era un gran fermento; vi erano aperte alcune mostre nuove di tessuti e di chincaglierie, e la folla curiosa si accalcava vicino alle vetrine e alle porte delle botteghe. Là si vedeva un gruppo di leggiadre donnine mattiniere, ferme ad ammirare un ricco corredo di sposa: camicie adorne di merletti e di ricami, sfoggianti i più svariati colori e i più fantastici disegni, cappelli con piume e fiori, abiti di seta, di faglia, di mussolina; là, più in fondo, un gruppo di persone che ammiravano delle lumiere e degli oggetti da tavola splendidi e lucenti. Né meno ricco era lo sfoggio delle altre botteghe, si vedevano eleganti magazzini di mobilia, di ceramica. botteghe riboccanti di tutti i possibili oggetti di lusso; cravatte di tutte le fogge e di tutti i colori, camicie per uomo di tela, cinte, bastoni, strettoie, abiti da bagno, ombrelli, ventagli ed altro”.