A Palazzo Sant’Elia la moda racconta la vita quotidiana dei siciliani dal 1700.

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Palermo – Le stoffe preziose, i velluti e i merletti, le scarpe, le borse, i cappelli, le cuffie da notte, le proporzioni che ricompongono l’immagine e il profilo di corpi e forme d’altri tempi, minutissimi, quasi da bambine, o imponenti, da matrone. Guanti, giacche, sottogonne, artifici per imbottire, gonfiare, nascondere o esibire; abiti da sposa e un’ampia esposizione di pezzi di biancheria intimida. Come dire: dai viali del passeggio al salotto, dal loggione del teatro alla camera da letto.
Un percorso che attraversa due secoli e mezzo di vita quotidiana degli uomini e delle donne siciliani, aristocratici e borghesi, condensati nella moda – o meglio sarebbe dire, ‘nelle mode’ – inventate negli atelier europei e sempre piu’ spesso prodotte dalle sarte palermitane, firmate da nomi illustri del bel mondo e assurte a specchio di un’epoca, a simbolo di una stagione, come se la foggia di un pantalone, il taglio di una manica, le dimensioni di una robe à panier fossero il sigillo di un monarca al suo regno. E su tutto, quell’odore di canfora, la scia inconfondibile del passato, evocato dalle pagine di un libro o dalla scena memorabile di un ballo, come quello del Gattopardo, sulle note del valzer di Giuseppe Verdi.
 
E’ un viaggio affascinante, in equilibrio fra la tentazione del frivolo e il richiamo al rigore della Storia, quello proposto nella mostra 1861 Ab origine – 150 anni di Provincia attraverso gli abiti dei siciliani, in allestimento al piano nobile di Palazzo Sant’Elia (via Maqueda 81, Palermo) dal 26 agosto al 20 novembre, nell’ambito di “Provincia in festa 2011” e come omaggio ai due importanti anniversari che quest’anno la rassegna vuole celebrare: i 150 anni della nascita dell’Ente che coincidono con i 150 anni dell’Unità d’Italia.
 
L’esposizione è organizzata dalla fondazione “Arti decorative Raffaello Piraino Onlus”, cui il collezionista, pittore e storico del costume Raffaello Piraino ha donato il suo monumentale collettivo di abiti e accessori, composto da oltre 3mila pezzi: in mostra, a Sant’Elia, ce ne sono 130 – tra vestiti, cappelli, scarpe, borse, gioielli d’epoca, sia femminili che maschili. Lo stesso Piraino ne ha curato e diretto l’allestimento, in collaborazione con Rosalia Cavallero e Floriana Giallombardo.
“La XIV edizione della Festa – commenta il presidente della Provincia, Giovanni Avanti, che ha inuagurato la mostra con Piraino, l’assessore alla Cultura e ai Beni culturali, Pietro Vazzana, il direttore del Consorzio Universitario della Provincia di Palermo, partner della Fondazione, Antonio Ticali e il presidente della Fondazione, Adolfo Lima – celebra due ricorrenze di grande valore, e onorarle attraverso una mostra che ripercorre l’evoluzione del costume è un modo per sottolineare quanto di concreto, di quotidiano, di popolare c’è nei grandi accadimenti della storia: quest’ultima non è materia noiosa da confinare ai libri e ai banchi di scuola, ma un cammino in fieri segnato anche dal talento di un sarto, dallo stile che caratterizza un’epoca, dall’estro di una principessa o di una donna intelligente e modernissima, una vera antesignana, come fu per la Sicilia Franca Florio. La moda, il costume, sono segni del tempo, ‘termometri’ sensibilissimi che registrano cambiamenti, aspirazioni, momenti di sviluppo e di crescita, o, al contrario, di austerità e di crisi. Come la letteratura, la musica, l’arte, sono testimoni e custodi delle nostre memorie, in grado di restituirci atmosfere e umori con il potere evocativo della bellezza e della seduzione”.    
 
“LA VIA DELLA MANICA” – Si potrebbe seguire anche una sola parte di un abito – apparentemente un dettaglio – per identificare uno stile, un’epoca, un gusto. E’ la manica, che con i suoi diversi tagli,  fogge, versioni, con le infine variazioni apportate dall’estro dei sarti o dalle esigenze delle committenti, può davvero disegnare la parabola di due secoli di storia del costume.
Nel ‘700 è tagliata curva, formata da due semilune, si va stringendo verso il basso e termina con un largo paramano, una sorta di polsino ma molto più ampio ed elaborato. Più di un secolo dopo è ancora curva, ma viene definitita angagè, ovvero allargata. Il taglio triangolare sulla schiena la costringe ad avere l’attaccatura ‘scivolata’; è sempre appaiata al guanto. Passano appena 30 anni e fa la sua comparsa la manica “a prosciutto”: la forma è proprio quella, un prosciutto intero pronto per essere affettato. Il suo contraltare è un busto più smilzo, che ne mette in risalto la guisa bizzarra. Nel 1880 la manica è “a palloncino”, dieci anni dopo sollevata “a pala”. Inizia il ‘900, piace la moda orientaleggiante e la manica degli abiti europei comincia ad imitare il kimono. Ma basta un ventennio, una guerra, la crisi e la rinascita, la voglia di dimenticare le bombe e scoprirsi un po’ e la manica, complici anche le influenze della moda americana, scompare. Gli abiti sono, semplicemente, senza maniche. Ma questa è un’altra storia.     
 
CHERCHEZ LA CRINOLINE  – Da sola ha segnato, scombussolato, dominato la moda femminile di due secoli. Originando anche aneddoti, equivoci, avventure, ispirando pagine licenziose e intriganti. E’ la crinolina, protagonista indiscussa della storia del costume del ‘700 e di buona parte dell’800. In principio fu la ‘crinolina a uovo’, che aveva il piccolo inconveniente di andare per conto suo e non seguire minimamente i movimenti della sventurata costretta ad indossarla. Così si tentò di ovviare al problema con lacci e lacciuoli, che tenevano ancorata la crinolina alle gambe. Poi, però, di problema ce n’era un altro: quando la dama si sedeva la crinolina si sollevava ed era tutto un mostrare di gambe e connessi. Così la servitù era costretta a correre in soccorso della donna e prontamente infilare sotto la gonna grossi pouf che coprissero le vergogne. Altra soluzione: la sedie senza spalliera. La dama stava dritta come un manico di scopa, la gonna rimaneva al suo posto, il decoro era salvo, la comodità un po’ meno.
Stesso disagio se la dama si affacciava al balcone: la crinolina, in questo caso si sollevava dal lato opposto. Pronto – si fa per dire – anche in questo caso, l’antidoto: il balcone a petto d’oca, che conteneva la crinolina e la teneva a bada.
Crinolina croce e delizia. Ma perché tanto affanno ? Perché tanta abbondanza di stoffa e stecche una missione certo l’aveva: nascondere i difetti.
Cherchez la femme. Cherchez la crinoline. 
 
La mostra resterà aperta fino al 20 novembre, e potrà essere visitata gratuitamente il martedì, mercoledì, giovedì e domenica, dalle 9.30 alle 19.30; il venerdì e sabato, dalle 10 alle 22; chiuso il lunedì. Per informazioni, Palazzo Sant’Elia 091-6628289; www.provincia.palermo.it; ww.w.provinciainfesta.it
 
nella foto: uno scorcio della sala dedicata agli abiti del ‘700