Capo

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Il quartiere del Capo ricade in quell’area dove un tempo c’era il quartiere degli Schiavoni (popoli slavi provenienti dalla Schiavonia, regione dell’Adriatico orientale), così chiamato quindi dal nome delle truppe mercenarie dalmate assoldate per il commercio degli schiavi. In seguito  questa area, oltre il fiume Papireto, venne chiamata Seralcadio, cioè Sani-el-Kadì ,  ossia strada del magistrato.  Il mercato del Capo prende il nome da Caput Seralcadii termine con il quale si indicava  la parte superiore della zona che fin da allora era specializzata nella diffusione di prodotti locali dell’hinterland cittadino, per distinguerla dalla parte più vicina al mare che era denominata Amalfitania o Quartiere della Loggia dove  invece risiedevano le nazioni “estere” dedite principalmente al traffico navale. Cuore pulsante del mercato è la via Porta Carini che prende il nome dall’omonima porta che dà l’accesso al mercato.  
L’arte dell’irrigazione introdotta dagli arabi permise la coltivazione intensiva di altri prodotti oggi in vendita sulle tipiche bancarelle del mercato: spinaci, carciofi, melanzane e soprattutto agrumi, che, anche se non autoctoni, sono diventati simbolo stesso della Sicilia, definita da Goethe “la terra dove fiorisce il limone”, e sono stati immortalati in famosi brani di opere letterarie come “Lumie di Sicilia” di Pirandello o “Conversazione in Sicilia” di Vittorini.
Il mercato si presenta oggi agli occhi dei suoi visitatori come un tripudio di colori, odori e suoni. Qui, come un po’ in tutti i mercati storici della città,  è possibile gustare diverse specialità del profumatissimo cibo da strada: arancine, panelle, sfincione etc. tutte pietanze vendute dai commercianti con la tipica e caratteristica  “abbanniata“, uno strillo che, decantando la bontà, la freschezza e le qualità del prodotto, invita all’acquisto.
Un’altra abbanniata che potreste sentire al Capo è quella del cosiddetto “arriffaturi”: un uomo che,  spingendo dei premi su carrelli e “abbanniannu“, si aggira nel mercato per una sorta di lotteria organizzata fra gli abitanti del quartiere.
Non lontano dal Capo, le piccole fabbriche a conduzione familiare che producono cannoli, caramelle di carrubba, candele e i pochi artigiani che ancora impagliano sedie e fabbricano setacci (crivi), ci danno un’idea, a dire il vero un po’ pallida, delle arti e dei mestieri che arricchivano un tempo la vita del centro storico di Palermo.
 
Il mercato rimane aperto tutti i giorni esclusa la domenica.